Il valore dell'edizione dei Proverbi italiani di Francesco Serdonati, che, dopo decenni di indefessi studio e ricerca, Paolo Rondinelli (Università Telematica Pegaso) ha portato alla luce nel 2024, è inestimabile, non solo per chi, come la sottoscritta si occupa di proverbi e ha fatto della paremiologia il proprio campo di interesse accademico, ma anche per chi voglia apprendere un pezzo di storia, cultura e tradizioni italiane e approfondire la conoscenza (linguistica e folcloristica) del passato per comprendere meglio il presente. Rondinelli era il candidato ideale per un'impresa del genere: già reduce dall'edizione critica del Liber proverbiorum di Lorenzo Lippi (Bononia University Press, 2011), è noto per il rigore filologico ed ecdotico delle sue pubblicazioni. La sentita introduzione di Piero Fiorelli, uno dei più longevi promotori dell'edizione integrale a stampa, purtroppo recentemente scomparso, conferma le capacità dello studioso classico in grado di intraprendere un progetto di immense proporzioni. A tutto ciò si unisce, nel caso dei proverbi serdonatiani, l'aver reso disponibile al pubblico, per la prima volta, una raccolta di 26.018 proverbi, alla quale in molti si erano già accostati fin dall'Ottocento, ma che nessuno era mai riuscito, per varie motivazioni, a portare a termine.Con i suoi Proverbi italiani, composti a Roma nel primo decennio del 1600, Serdonati intende realizzare molto più che un semplice elenco proverbiale semialfabetico. Lo scarto rispetto alla prima opera paremiografica in vernacolo, organicamente concepita, degli anni ’80 del 1500, i Proverbi toscani di Lionardo Salviati, è evidente. Serdonati arricchisce il suo elenco con commenti (da brevi esposizioni a corposi saggi), varianti sinonimiche, citazioni dirette o mediate da altri autori, preziose interpretazioni, spiegazioni etimologiche e riferimenti storico-letterari per soddisfare non solo la curiosità del suo pubblico, ma anche la sua vena collezionista. In altre parole, Serdonati ci offre uno spaccato linguistico e culturale sia della penisola italiana, in un momento di ricca produzione e collezione paremiologica, sia della società cinquecentesca fra “folclore, credenze e superstizioni popolari” (85).Alla rilevanza dell'opera serdonatiana si aggiunge il pregio dell'edizione rondinelliana in tre volumi, di cui il primo contiene una ricchissima introduzione e i proverbi dalla lettera A alla D, il secondo i proverbi dalla lettera E alla M e il terzo le espressioni dalla lettera N alla Z e gli indici conclusivi. Attraverso una ricerca capillare delle fonti disponibili, Rondinelli ci fornisce dettagli, fino ad ora sconosciuti, sulla vita di Serdonati, dalla famiglia agli spostamenti in Italia (e oltre) ai rapporti con l'ambiente intellettuale dell'epoca. Ogni affermazione viene supportata dai documenti d'archivio (molti dei quali manoscritti) e dalle edizioni ottocentesche e primo-novecentesche delle opere serdonatiane, nonché dai testi critici dei molti studiosi che si sono cimentati con la produzione del toscano. È da questi aspetti autobiografici che fuoriescono dati importanti anche sulla sua raccolta di proverbi, come, per esempio, il rapporto di Serdonati con Salviati, la sua formazione umanistica sotto l'ala di Pier Vettori, o le sue relazioni con la cultura spagnola.Quando si giunge al testo vero e proprio dei proverbi, l'ineccepibile ricostruzione filologica rende quest'edizione impareggiabile. La Nota al testo e la Tavola delle abbreviazioni delle fonti spiegano, con dovizia di particolari, la struttura dell'edizione, le abbreviazioni presenti nell'apparato critico, le abbreviazioni delle fonti, i criteri di trascrizione e gli elementi paratestuali. Il merito di Rondinelli è quello di aver dato un nome agli autori delle innumerevoli fonti serdonatiane per la quasi totalità (133–36), offrendo così, da una parte, una prova dell'originalità dell'opera proverbiale rispetto alla tradizione precedente e contemporanea e, dall'altra, materiale testuale di appoggio e confronto per le congetture messe in atto. Lo stesso Repertorio paremiografico, composto di quattro sottosezioni, costituisce uno strumento di grande utilità per chi abbia bisogno di ricercare riferimenti paremiografici in determinate lingue o varianti (per esempio, detti locali e dialettali), attestazioni d'uso o forme di particolare interesse.Rondinelli nota la varietà delle tematiche trattate nei Proverbi italiani, che mostra come Serdonati avesse un intento enciclopedico e mirasse ad “abbracciare tutti gli aspetti del mondo reale” (155). Quest'apertura “universale” trova un corrispettivo nel fatto che il paremiografo sposa la tesi umanistica del “proverbio” largamente inteso, ossia senza distinzioni fra il proverbio propriamente detto, la frase proverbiale, il modo di dire, la locuzione o l'apoftegma. L'autore è, altresì, propenso a includere strutture linguistiche di vario tipo, dalle formule dotte agli idiotismi alle forme oscene, dalle forme regionali alle espressioni in lingua straniera o prese in prestito da paremiografi stranieri. Questo, da un lato, dimostra l'accettazione di diversi registri e un interesse nei confronti degli usi vivi e gergali e delle tradizioni locali; dall'altro, rivela come la raccolta sia stata concepita “in senso sovrannazionale, aprendo l'orizzonte a una dimensione europea” (57) che rende i proverbi di Serdonati molto più proiettati all'esterno di quanto non lo siano quelli di Salviati.Rispetto alla raccolta di Salviati più contenuta e scarna, l'opera serdonatiana ha un respiro barocco, accentuato sia dal numero totale di paremie sia dal divertissement fornito dalle spiegazioni e dalle minuzie che il paremiologo introduce. Ne è un esempio l'abbondante presenza di varianti sinonimiche (che spesso riportano minime differenze morfologiche), di raffronti interlinguistici e di curiosità fraseologiche che impreziosiscono i commenti affiancati alla maggior parte dei proverbi. Rondinelli sottolinea come Serdonati avrebbe redatto e utilizzato la sua opera per insegnare la ricchezza culturale delle sentenze e dei loro messaggi. D'altra parte, queste note esplicative permettono al paremiografo di dare sfogo alle sue idee personali, quasi allo stile di Erasmo da Rotterdam, e di sfoggiare la sua erudizione. Anche nell'utilizzo delle fonti, Serdonati è tutt'altro che un pedissequo imitatore. Piuttosto, manipola il materiale a sua disposizione e si fa carico di interessanti innovazioni: ha, quindi, quello che Rondinelli definisce un “atteggiamento sempre attivo e critico nei confronti del modello” (160), corrispettivo della vivacità che contraddistingue tutta l'opera.Pur essendo di stampo accademico, l'edizione di Rondinelli può essere letta su piani diversi e funge da esempio di ricerca filologico-linguistica di altissimo livello, strumento di consultazione, ricostruzione storica del panorama letterario e linguistico fra 1500 e 1600, bacino di proverbi (tuttora usati nella conversazione comune), di cui si evincono l'origine e l'evoluzione nel tempo. I Proverbi italiani di Serdonati nei volumi di Rondinelli sono molto più che la pubblicazione di decine di migliaia di espressioni, che già di per sé costituirebbe un apporto preziosissimo; bensì, sono rappresentativi del mondo intellettualmente animato della seconda metà del Cinquecento con spunti che vertono sulla linguistica, la storia della lingua, la letteratura, la storia sia locale che peninsulare.Rondinelli, come Serdonati: entrambi “uomini della lingua intelligentissimi” (17), raffinati cultori del verbum, esperti filologici, pazienti indagatori linguistici, innamorati del valore epigrammatico, culturale e morale dei proverbi. È grazie a loro se, ancora oggi, possiamo godere di un “autentico tesoro linguistico-culturale” (103) e che possiamo arricchire i nostri studi e soddisfare le nostre curiosità paremiologiche cinquecentesche e, indubbiamente, attuali. Un lavoro incommensurabile quello di Rondinelli, che permetterà di studiare i proverbi di Serdonati ancora più capillarmente e di approfondire tutte quelle questioni di ricerca che vengono sollevate nelle pagine di questa preziosissima edizione. A Rondinelli va tutto il merito di aver rilasciato alla comunità internazionale di paremiologi un'opera che rappresenta un imprescindibile modello di polifonia linguistica, letteraria, culturale e sociale.
Daniela D'Eugenio (Wed,) studied this question.
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