Il volume di Daniela Cavallaro, pubblicato da Bulzoni nel 2023, intende analizzare e evidenziare il ruolo del teatro nella produzione della scrittrice Alba de Céspedes portando alla luce, attraverso un approfondimento dei testi e il recupero di materiali d'archivio (lettere, annotazioni diaristiche, progetti, testi incompleti, recite fra amici) un interesse continuo per il teatro che porta la scrittrice a collaborare con altri autori e a adattare alcuni dei suoi romanzi per essere messi in scena. La cronologia degli adattamenti e della scrittura per il teatro seguita da Cavallaro parte da Gli affetti di famiglia, portata in scena nel 1952 e scritta insieme a Agostino degli Espinosa, passa attraverso gli adattamenti di due dei suoi romanzi, Quaderno proibito e La bambolona, e si conclude con i testi incompleti composti fra gli anni 1950 e 1970 e le recite delle feste fra amici. Cavallaro illumina il lavoro di un'autrice che conosce le dinamiche e i tempi del teatro e esprime con chiarezza le sue idee sui processi di adattamento. Nei cinque capitoli in cui è suddivisa l'opera, Cavallaro intende “tentare di fare qualcosa di serio e di utile ricostruendo e portando alla luce l'intera produzione teatrale di Alba de Céspedes” (16). Ogni capitolo è introdotto da una breve premessa che ne sintetizza il contenuto.Il primo capitolo “Gli affetti di famiglia” inizia con la presentazione di Agostino degli Espinosa, con il quale Alba de Céspedes instaura una proficua collaborazione che sfocia nella stesura della prima commedia portata in scena nel 1952. Il processo di stesura de “Gli affetti di famiglia” documentato da materiali d'archivio (provenienti per lo più dall'Archivio degli Espinosa e dall'Archivio Alba de Céspedes) e dall'analisi di bozze e recensioni dei critici (fra i quali Silvio D'Amico), attesta la natura paritaria della collaborazione con degli Espinosa, il quale nelle “Note per Alba” dichiara di affidare alla coautrice un “canovaccio” che lei saprà trasformare in “una bella cosa” (32). La tragica scomparsa di degli Espinosa interrompe per qualche tempo il fervore creativo dell'autrice.Il secondo capitolo, “Quaderno proibito,” esamina il lungo processo di adattamento teatrale dell'omonimo romanzo che prende slancio nel 1959 per essere messo in scena nel 1961. Dall'analisi del diario personale dell'autrice Cavallaro ricostruisce le fasi e le tempistiche dell'adattamento. Le lettere con artisti interessati alla messa in scena e con l'agente teatrale Odette Arnaud, che intraprende un'intensa attività promozionale in Francia, Gran Bretagna e Italia, restituiscono l'entusiasmo di de Céspedes e il desiderio di adattare i materiali alle esigenze della messa in scena. Il rapporto con Arnaud si interrompe a causa di divergenze su traduzione e promozione, rallentando la diffusione dell'opera all'estero. L'opera va comunque in scena per la prima volta al teatro Eliseo di Roma il 16 dicembre 1961, per la regia di Mario Ferrero. Il capitolo si focalizza sull'idea di adattamento di De Céspedes: proprio in occasione della messa in scena romana, l'autrice riflette sulla scelta di adattare personalmente il proprio romanzo per il teatro sostenendo che “l'autore è l'unico che abbia il diritto di dare alla propria opera un'altra dimensione mediante un'espressione nuova” (81). Il capitolo prosegue con un'analisi della ricezione dell'opera all'estero e della sua pubblicazione nel 1962 da parte di Arnoldo Mondadori nella collana il Bosco e si conclude con un approfondimento sui parallelismi fra Gli affetti di famiglia e Quaderno proibito.Il terzo capitolo è incentrato sull'adattamento del romanzo pubblicato a fine marzo 1967 La Bambolona (da cui il titolo del capitolo). Durante l'estate del 1967 De Céspedes collabora con Raf Vallone (un paragrafo informativo sulle attività teatrali di Raf Vallone è inserito all'inizio del capitolo) alla riduzione teatrale dell'opera, messa in scena a Napoli nel 1968 con il nome di entrambi gli autori. Pochi giorni dopo, la stampa parla di “epilogo piuttosto burrascoso” (137) con l'allontanamento della scrittrice dal teatro indignata per i cambiamenti apportati al testo e la richiesta di rimuovere il proprio nome dalle successive rappresentazioni. La pièce è presentata come “libera riduzione di Raf Vallone.” Cavallaro esamina due versioni di copioni relativi all'opera: il copione di Edda Valente, conservato alla Biblioteca Teatrale della SIAE di Roma, dal titolo “La bambolona. Commedia in due tempi di Alba de Céspedes e Raf Vallone” e il copione della commedia archiviato presso la Fondazione Mondadori dal titolo “libera riduzione di Raf Vallone dal romanzo omonimo di Alba de Céspedes” (124). Emerge ancora l'approccio all'adattamento seguito da Alba de Céspedes. La parte conclusiva del capitolo riguarda la ricezione critica e le richieste di traduzione che rendono necessarie ulteriori variazioni dell'opera che l'autrice non approva.Nel quarto capitolo intitolato “Progetti e testi incompleti, 1956–1970,” Cavallaro esamina quella produzione teatrale di Alba de Céspedes che non sfocia in opere complete o messe in scena, recuperando materiali d'archivio come lettere, appunti, bozze e pagine di diario che documentano le riflessioni della scrittrice e le modalità di creazione o revisione dei testi. Particolare attenzione è rivolta a “La stanza dei giuochi” (motivo ricorrente in altre opere di De Céspedes) e “Aria d'estate.”Nel quinto capitolo, attraverso lo studio del contenuto della “busta 103” dell'archivio de Céspedes contenente le recite a tema letterario o parodistico, Cavallaro delinea “una visione più leggera” dell'autrice “ma anche un panorama comico-satirico di eventi e personaggi storici e letterari del secondo dopoguerra” (192). Si tratta perlopiù di testi recitati dalla stessa de Céspedes e dagli amici durante incontri mondani. Nella parte conclusiva il volume si arricchisce di appendici che riportano trascrizioni e traduzioni dei testi analizzati nei vari capitoli, oltre ad annunci, interviste, recensioni e materiali d'archivio.In conclusione, Il teatro di Alba de Céspedes è un volume di grande rilevanza, che ricostruisce con rigore un profilo completo dell'autrice delineando il genere teatrale non come interesse sporadico di de Céspedes, ma come costante nella sua produzione narrativa. A ciò si aggiunge la capacità della scrittrice di adattare i suoi testi per rispondere alle richieste e necessità del teatro e della traduzione e di collaborare con altri autori. Come afferma Daniela Cavallaro, è auspicabile che questo volume “costituisca un ulteriore tassello per la ricostruzione di una genealogia delle donne italiane che hanno scritto per il teatro” (207).
Nicoletta Peluffo (Wed,) studied this question.