Abstract L'articolo esamina la figura di Elvira Coda Notari, pioniera del cinema muto italiano, che all'inizio del Novecento fonda insieme al marito Nicola la casa di produzione Dora Film. Le sue pellicole di ambientazione napoletana si impongono con successo sia sul mercato nazionale che estero, raggiungendo le comunità di emigrati negli USA. Il cinema di Notari si distingue per una rappresentazione realistica, che integra riprese “dal vero” e finzione, prendendo ispirazione dai romanzi d'appendice e dalle canzoni dialettali per lo sviluppo del film-sceneggiata. Qui si analizza il rapporto con la censura cinematografica che, in Italia, tenta di sopprimere la descrizione di povertà e violenza dei quartieri suburbani di Napoli. Nei pochi film e frammenti sopravvissuti, come È piccerella e ‘A Santanotte, Notari dimostra una notevole capacità di integrare le tradizioni locali con le potenzialità del nuovo mezzo cinematografico. L'articolo indaga inoltre il ruolo centrale delle figure femminili e il valore simbolico assegnato agli spazi urbani, elementi narrativi cruciali nel definire le relazioni e i riti di identificazione di genere.
Angela Maria Fornaro (Wed,) studied this question.