Collocandosi ad un significativo crocevia tra letteratura e storia (post)coloniale, botanica e orticoltura, "My Garden (Book):" di Jamaica Kincaid solleva importanti questioni inerenti ai temi del luogo e dell’identità, delle relazioni ontologiche con l’ambiente e degli effetti alienanti dell’espropriazione o della trasmigrazione coatta. Oltre a testimoniare la passione di Kincaid per la botanica e la sua creazione di un fiorente giardino nel Vermont, questo testo idiosincratico ci conduce ben oltre i confini tipologici del manuale di giardinaggio. Il mio articolo intende far luce sulle complesse sfaccettature del percorso dialettico attraverso il quale l’autrice indaga una forma sistematica di violenza botanica e diaspora vegetale che, nella storia dell’imperialismo occidentale, si è sviluppata parallelamente ad una ri-mappatura degli ecosistemi naturali, su cui hanno influito fattori economici e la volontà di addomesticare l’esotico. La cultura del verde, sostiene Kincaid, stringe spesso un’alleanza con una politica del giardinaggio e del collezionismo botanico che esercita un forte impatto sia sull’architettura del paesaggio, sia sulle mitografie nazionali.
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Laura Giovannelli (2019) studied this question.
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