Ci parli un po’ del suo libro su Elvira Notari dal suggestivo titolo,Il cinema in penombra di Elvira Notari? Perché in penombra?Il cinema in penombra di Elvira Notari nasce dalla mia omonima tesi di Laurea Magistrale in “Cinema, Televisione e Produzione Multimediale.” È stato un lavoro di ricerca, di approfondimento, di studio e di analisi in un momento in cui (circa quindici anni fa) di Elvira Notari non si parlava così tanto. Io ho una passione e un amore viscerali per la ricerca e la memoria. Per questo da bambina sognavo di diventare archeologa e di specializzarmi in Egittologia. Poi, ho scoperto Anna Magnani e ho iniziato ad appassionarmi di cinema. Oggi, in quanto storica del cinema e del teatro, amo togliere la polvere del tempo dalle vite di donne e uomini che hanno reso grande la storia del nostro Spettacolo. In fondo, la mia anima e il mio spirito di archeologa sono rimasti. Quando sono venuta a conoscenza della figura di Elvira Notari ho sentito un vero e proprio bisogno di raccontare di lei, del suo cinema, della sua importanza in quanto donna in un contesto e in un periodo storico molto lontano dal nostro. Eppure, di questa grande regista non è rimasto moltissimo nonostante la sua produzione conti centinaia di opere tra film e cortometraggi. Ho immaginato Elvira Notari in penombra: una donna che di per sé illumina ed è illuminante su cui, però, il tempo, i pochi lavori giunti sino a noi lasciano un po’ di ombra, una sorta di “vedo non vedo” della sua storia che, però, le cronache dell'epoca raccontano e mostrano con grande entusiasmo.Cosa ha suscitato in lei quest'interesse per la prima regista italiana?Devo ammettere che il mio primo “incontro” con Elvira Notari è stato del tutto casuale. Ero alla ricerca di un (s)oggetto di studio per la mia tesi di Laurea Magistrale. Dopo la prima Laurea dedicata ad Anna Magnani desideravo rendere omaggio a un'altra donna del nostro Cinema. Così, trovai in un libro una breve nota biografica di Elvira Notari. È stato un colpo di fulmine. Sin da subito sono rimasta colpita dalla forza, dalla determinazione, dalla modernità, dall'emancipazione, dalla forza di questa donna. Elvira Notari resta una donna senza tempo e personalmente mi ha insegnato tantissimo. Poi, ho scoperto l'imprenditrice, la regista, i suoi film, la sua attenzione per la realtà e la società del suo tempo. Credo con convinzione che Elvira Notari, in tempi non sospetti, abbia aperto la strada a importanti stili e stagioni cinematografiche che si sono sviluppati tra gli anni Quaranta e Cinquanta del Novecento quali, ad esempio, il Neorealismo e i musicarelli. Tutto si è incastrato alla perfezione. L'arte cinematografica di questa regista non ha età: è universale.Cosa ci ha insegnato Elvira Notari, con la sua vita e la sua arte?Attraverso la sua vita e i suoi film Elvira Notari ci ha insegnato e ci ricorda che una donna—con talento, determinazione, testardaggine, convinzione e intelletto – può arrivare dove desidera sfidando e battendo qualsiasi convenzione e convinzione sociale. Ricordiamo dall'inizio del Novecento è il capo di una casa di produzione molto importante (Film Dora; Films Dora poi divenuta Dora Film)con una sede satellite anche negli Stati Uniti; acquistava i diritti delle canzoni della Festa di Piedigrotta che fungevano da canovaccio e da soggetto per i suoi film; suo marito e tutta la sua famiglia lavoravano per lei e con lei; dirigeva una troupe, intratteneva contatti con l'estero per la distribuzione dei suoi film e con la stampa . . . Non è un caso che fosse definita “la carabiniera”! Quello che ci regala la storia di Elvira Notari è un insegnamento senza tempo.Il mondo di Elvira Notari è poi così lontano dal nostro?Il mondo di Elvira di Notari è lontano dal nostro temporalmente; eppure, è molto più vicino a noi di quanto si pensi. E questo lo si può notare vale sia sul piano cinematografico sia sul piano sociale. Pensiamo “solo” alle tematiche dei suoi film il cui perno è quasi sempre la donna mostrata in ogni sua accezione: dall'angelo del focolare (quasi sempre rappresentata dalla figura materna) alla ‘nfama, la malafemmina, la vampiressa, come direbbe August Strindberg. In ogni caso, la regista mira alla redenzione, alla difesa della famiglia ma non manca di mostrare la ribellione delle donne all'uomo, il loro tentativo di scegliere il proprio amante e compagno di vita, la loro sensualità e sessualità. Elvira Notari mostra la sfera femminile in ogni sua sfumatura. Nel bene e nel male. Tutto ciò, però, ha un prezzo. Pensiamo al film ‘E piccerella dove l'uomo che non può avere per sé la donna amata finisce per ucciderla. Questo film è del 1922. Oggi siamo nel 2025. Da qui, ancora, la verità, l'attualità e il coraggio di questa donna che, da dietro la macchina da presa, ha raccontato una storia proiettata in un futuro divenuto presente.Qual è un'opera di Notari che lei preferisce particolarmente o che ha avuto un impatto speciale sulla sua vita personale e professionale?Dei tre lungometraggi conservati integralmente di Elvira Notari (‘E piccerella, ‘A Santanotte e Fantasia ‘e surdate) che ho avuto il piacere di poter vedere negli archivi della Cineteca Nazionale a Roma quello che più ho nel cuore e mi ha particolarmente colpita è ‘E piccerella. In quanto storica del cinema, questo film mi ha permesso—fotogramma dopo fotogramma—di fare raffronti con il mondo dell'arte. In particolar modo, la scena della morte di Nanninella (la protagonista del film) riporta alla nostra mente l'Estasi di Santa Teresa d'Avila e l'Estasi della Beata Ludovica Albertoni del Bernini, della Santa Teresa d'Avila della Scuola di Giacomo Colombo, i dipinti Santa Maria Maddalena del Caravaggio e il Martirio di Sant'Agata del Tiepolo. Non solo: la vicenda ci riporta anche al teatro di Salvatore di Giacomo, in particolar modo ad Assunta Spina dove la protagonista viene sfregiata in volto dal suo amante, Michele Boccadifuoco, perché “o mia o di nessun altro.” Questa è solo una minima parte della potenza narrativa e registica di Elvira Notari. Come ho detto in precedenza, soprattutto in questo film, si mostra sul grande schermo ciò che allora non aveva nome ma che oggi si chiama femminicidio. Non c’è che dire, attraverso le sue storie e i suoi protagonisti Elvira Notari ha guardato oltre il suo tempo rendendo la sua arte non solo attuale ma incredibilmente vera e autentica.Perché si parla così poco di questa pioniera?Si deve ammettere che in questi ultimi anni la figura di Elvira Notari sta prendendo il posto che nella storia del cinema—e non solo—le spetta di diritto. Va anche detto che, per persone e personaggi come Elvira Notari non è mai troppo. Con tutte le possibilità che oggi abbiamo a disposizione donne e geni come la Notari devono essere messe in contatto con le nuove generazioni quanto più possibile. Sono incontri utilissimi che possono portare ad evoluzioni eccezionali. Qualche tempo fa ho tenuto all'Università Roma Tre una lezione dedicata proprio ad Elvira Notari. Due ore interamente dedicate alla sua vita e al suo cinema. Circa duecento persone sono rimaste ad ascoltare attente, curiose, volenterose di sapere, di scoprire, di intuire. Al termine di questo incontro una ragazza mi si avvicinò per chiedermi ulteriori informazioni riguardo la filmografia della Notari e la sua vita. Ecco, questo è il senso, secondo me: non insegnare ma cercare, per quanto possibile, di istillare curiosità. Si deve raccontare, raccontare sempre. Ed io sono felice di farlo ogni volta me ne viene offerta la possibilità. La passione può essere contagiosa . . . sono “rischi” fantastici da correre!Lei ha scritto anche delle altre monografie su donne di cinema e/o di teatro, come le bravissime Anna Magnani, Monica Vitti, Valeria Moriconi. Ci sono delle cose in comune tra queste donne qui elencate e Elvira Notari? È cambiato molto, secondo lei, nel mondo dello spettacolo per le donne?È vero, oltre ad Elvira Notari, ho scritto di molte donne del nostro cinema e del nostro teatro: Anna Magnani, Valeria Moriconi, Monica Vitti, Lilla Brignone . . . Le ammiro tutte moltissimo sia come artiste sia come donne. Anzi, ad essere sincera, di tutte loro ho apprezzato prima il loro “essere donne” e poi “artiste.” Ho bisogno di “conoscere” le donne (o gli uomini) di cui scrivo. Devo comprendere, devo trovare una sorta di congiunzione per aprire un dialogo di studio. Tutte queste donne hanno molto in comune: sono tutte donne professionalmente di polso, determinate, imprenditrici di sé stesse. Tutte loro, ognuna a suo modo, ha saputo imporsi: la Notari come regista in un ambiente che allora era prettamente maschile; Monica Vitti come attrice comica quando nessuno voleva credere nella sua versatilità; Anna Magnani in quanto donna e attrice priva di un marito potente alle spalle e con una bellezza, un aspetto fisico assai di rottura per gli anni Trenta e Quaranta . . . Tutte queste donne hanno creato il loro percorso e tutte sono riuscite nel loro intento. Spesso pagando prezzi molto cari ma senza mai arrendersi. Oggi si ha tanto bisogno di donne come quelle appena citate. Hanno avuto coraggio e la forza di essere autentiche, di non voler fermarsi. Paradossalmente, anche se non sembra (e, forse, il guaio è proprio questo), le donne nel cinema hanno subito una battuta d'arresto. Pensiamo che solo nel 2010 il Premio Oscar è stato assegnato a una regista donna (Kathryn Bigelow per The Hurt Locker) e solo nel 2025, alla settantesima edizione dei David di Donatello, una regista donna ha ottenuto tale prestigioso riconoscimento (Maura Delpero per Vermiglio). Certo, ci sono stati dei segnali importanti come quello di Paola Cortellesi con C’è ancora domani ma qui l'attrice e regista romana ha (ri)preso e combinato bene film e attrici del passato (su tutte Anna Magnani tra L'Onorevole Angelina e Bellissima). Questo non può bastare. Si deve andare oltre. Ripartire da quella autenticità da quel bisogno reale di autodeterminazione.I suoi prossimi progetti includono ancora Elvira Notari e/o le donne in generale?Assolutamente sì! Sono pronta a tornare a raccontare di Elvira Notari in ogni modo possibile e attraverso altri progetti futuri legati anche alla scrittura. Ho tante idee che vorrei realizzare e sono tante le donne di cui vorrei ancora raccontare, italiane e straniere. Sto studiando e traducendo anche diversi libri in tal senso. Ci sono tante storie, tante donne che vorrei liberare dalla polvere del tempo perché tanto ancora hanno da regalare, insegnare e raccontare. Spero di farcela . . . Ci sono vite che, per quanto tempo possa passare, restano meravigliosamente attuali e autentiche. E io non vorrei fare altro che studiare, imparare, scrivere e condividere. La storia continua!
Chiara Ricci (Wed,) studied this question.
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